Napoletano? E famme na pizza…

RECENSIONE A CURA DI ROSA ELENIA STRAVATO

Sono sempre stata fermamente convinta che i teatranti, sebbene bistrattati dalle morali comuni, avessero una marcia in più; una chiave di lettura della realtà, maggiore, alta. L’ho sempre pensato perché ritengo che la storia del teatro italiano sia un patrimonio di cui andarne ultra orgogliosi.

Ma cosa accade quando un teatrante s’imbatte nella canonica opera letteraria?

Accade qualcosa di inaspettato, mutevole e sorprendente.

Partendo dal presupposto che il teatro sia un’alta forma di “letteratura live”, vi presento un testo che racconta la bellezza e lo stupore con uno charme assordante. Capita, abbastanza di rado, leggere un testo con la magia dentro. E vi giuro che, la lettura di questo meraviglioso volume, non vi lascerà altro che della polvere di sogni.

Vincenzo Salemme  è un napoletano d.o.c. Uno di quelli che, delle sue radici, ha fatto la chiave di lettura e analisi della vita. Una vita intensa e piena di quella “stoffa dei sogni” cara a William Shakespeare: attore, commediografo, regista , sceneggiatore e autore italiano. Debutta, giovanissimo, nella compagnia di Tato Russo e, qualche anno più tardi, calca la scena con Eduardo De Filippo. La collaborazione con la compagnia di De Filippo perdura sino al 1992. Nel 1990 forma l’associazione culturale E.T., formando una propria realtà teatrale con la quale debutta in Sogni, bisogni, incubi e risvegli. La brillante ironia, la caratterizzazione eccezionale dei suoi personaggi, lo portano ad essere capocomico di Chi è di scena? Con la quale firma grandi successi che lo hanno reso un poliedrico artista capace di districarsi, mirabilmente, tra cinema, tv e teatro.

Napoletano? E famme na pizza è una battuta che, il pubblico fedele, collega immediatamente alla celebre  commedia “E fuori nevica” ed è forse, anche per questo, a risultare un testo vivo che sgattaiola fuori dalla pagina e vi ascia un retrogusto piacevole con il quale vi fate compagnia anche in questi giorni.

Dal testo alla scena è un passo, per un demiurgo come lui che trasporta la sua “napolitanietà” sulla pagina bianca mostrandoci gli eccessi, i vezzi, le più mirabolanti sfumature dei luoghi  comuni che si rincorrono in un Paese che, malgrado tutto, ha il costante bacio del sole. Sembra, tra le pagine, respirarsi l’atmosfera che racconta. Un balzo e si è proprio lì: dinnanzi a ciò che le parole raccontano.

Ma chi lo ha detto, poi, che tutti i napoletani sono uguali?

E chi vi dice che, ogni napoletano, ami il puparuolo mbuttunato, la pastiera, i quintali di caffè fumante, la pizza e il mandolino?

Ed ecco che, improvvisamente, si palesano enormi punti interrogativi incalzanti. Punti interrogativi che si rintanano tra le straduncole dei Quartieri e che raggiungono atri dimenticati da Dio. Tutta la commedia umana è mostrata nel suo lato più aggrovigliato, irritante, incostante ma… dannatamente autentico!

L’autore ci porta a fare una lunga camminata. Una camminata che parte dal romanticismo neo melodico del Golfo e ci spiega la vita sorseggiando caffè e assaporando l’odore delle pietanze che scodinzolano dai vicoli.

La Napoli presentata da Salemme si mostra nel suo abito imperfetto: tagli, rammendi e aspetti grotteschi si palesano davanti ad uno specchio un pò impolverato. Una città che si sveste e si mostra bella con le sue complesse ragioni vitali, con la sua “arte di arrangiarsi”, la sua malinconia. È così che, la commedia della routine, si manifesta con la sua presenza scenica. È così che si apre il sipario e non si chiude mai, anzi, rinasce ogni attimo non per esaurirsi ma per rinnovarsi negli imprevisti. Con la solita verve brillante, l’autore, mette in chiaro il sottile confine tra ironia e pregiudizio.

È semplice parlare per stereotipi!Il testo, edito da Baldini+ Castoldi, è un simpatico e pungente vademecum. Un prezioso manualetto da leggere attentamente per non restare ciechi, indifferenti, appiattiti. In fondo, Napoli, è il posto in cui ironia e amarezza si fondono assieme e danno vita allo spettacolo più autentico al quale potete assistere. Ed è così che, la penna sferzante del drammaturgo si diverte a giocare con i grandi leitmotiv che circondano la città di Pulcinella.

Ironia, brillantezza, deliri, inspiegabili tarantelle quotidiane: la vita che viene raccontata è la vita che, oggi, vorremmo vivere. Un augurio a restare uniti nelle nostre splendide contraddizioni, un invito a vedere con occhi nuovi ciò che crediamo di conoscere, un invito al quale non ci si può sottrarre. E come in uno dei tanti miti che raccontano la nascita del teatro, quello di Demetra,  è dal risonapoletano-e-famme-na-pizza che si parte per rinascere.

Ed è dal riso che, Salemme c’invita a sperare!

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