L’imitazion del vero

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RECENSIONE DI ROSA ELENIA STRAVATO

L’ imitazion del vero è un testo che colpisce per la sua estrema raffinatezza, per l’eleganza della misura con le quali, l’autore, dispone le parole.

Un romanzo, edito da Terrarossa edizioni, che porta la firma di Ezio Sinigaglia.

Una firma rigogliosa, educata e accattivante.

Ho letto questo testo aspettandomi tutt’altro ed è incredibile, no?

Scoprire una storia che, letteralmente, spossa l’asse della convenzione.

In fondo cos’è la convenzione?

Chi la governa?

Una vita complessa, quella del protagonista.

Una vita alla mercé dei più, destinata a ripetersi in una cadenza di scadenze e orpelli che fanno parte di un nobilissimo mestiere: un artigiano ammazzato dalla routine che lo costringe ad una gabbia di infelicità. Una di quelle felicità che possono sembrare banali, desuete.

Eppure, concrete.

Questo è un testo che si legge con entusiasmo e con una “curiositas” kantiana in cui s’inseguono dubbi e deduzioni in un valzer stonato sulle corde del tempo.

Mastro Landone è l’artigiano degli artigiani.

È riconosciuto, universalmente, così.

È uno strabiliante inventore solo che non sa come redigere la sua libertà.

Una libertà sessuale che nel principato di Lopezia diventerebbe troppo scomoda, troppo “strana” per essere accettata dai più.

Deve sopprimere quella voce che strilla nel suo io più profondo, deve sottostare alle convenzioni, ma perchè?

Ed è così che giunge il giovane Nerino.

Una ventata che sposterà tutte le sue congetture e lo porterà a inventare la “genialata delle genialate”.

È così che, nel temuto dei pensieri stonati e complessi, il nostro protagonista infrangerà la convezione per assaporare il piacere del desiderio.

Un romanzo che rende brillantemente la condizione di chi vive in bilico tra desiderio e paura e che spinge l’acceleratore su un atto d’amore egoistico ma necessario: quello verso il rispetto per sé stessi.

Un romanzo che manda a quel paese la morale dei più e che si compiace della bellezza della libertà. Una lettura avvincente e passionale che ben si è meritata la candidatura al Premio Strega 2020. E speriamo che, tale candidatura, diventi un bel premio!

Ho trovato assolutamente geniale anche la copertina: racconta altro per poi spodestare i preconcetti. Gli stessi che, la società, c’abitua a calzare costantemente. Un estremo atto di libertà che rende la parola l’arma migliore per gestire i limiti che ci impongono. Un testo necessario per la sua portata reazionaria: è un racconto che si dimostra universale e può diventare propedeutico per talune scelte che, troppo spesso, leniscono le vite di chi piange in silenzio per paura del giudizio.

Un messaggio positivo e ricco di speranza che può diventare un bel manifesto gender, dove il “genere” è solo un punto di vista differente da quello della convenzione!

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