Centonove quadri scritti a mano

RECENSIONE DI ROSA ELENIA STRAVATO

Pierpaolo Garibaldi ha scritto un libro che non so catalogare in un genere. Non so farlo perché è, piuttosto, vario: è come se fosse costellato da varie tensioni, vari attraversamenti. Un testo che si compiace del gusto dell’autobiografia e degli stimoli della fascinazione del tempo.

Un linguaggio vivido di ricordi, di aneddoti, di cavalcate libere nella memoria più recente e tuffi in retroscena da sipari impolverati. Un testo che ripercorre la carriera dell’artista e che ci presenta la natura dell’uomo: con le proprie sfaccettature, le inclinazioni, le attenzioni alla non formalità.

In fondo, uomo e artista, si contemplano ad uno specchio che illustra una realtà altra.

Non credete?

Una piacevolissima lettura, edita da Kimerik Edizioni, che solleva dall’ansia di avere ordinarie esistenze e ci porta a immaginare il possibile dell’esistenza.

Ricordi di una vita intensa  cadenzata da eventi storici come  il fascismo, le lotte e le ideologie complesse e controverse. Ma poi, la finestra s’apre sulla  società contemporanea in cui troneggiano la magia elegante del Borgo e della Toscana. Nell’imperfezione, nella mutevolezza, s’alternano tre generazioni che raccontano l’uomo nei suoi mille “corsi e ricorsi”.

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