Quel millenovecento69

RECENSIONE DI ROSA ELENIA STRAVATO

Giuseppe Resta è autore di un romanzo di formazione edito da I Libri di Icaro. Un romanzo che ha cara la lezione ottocentesca di “Buildung“. Una lezione impartita, forse, inconsciamente ma che risuona per la sua giustezza ed efficacia.

Se crescere è un processo biologico, maturare rappresenta l’apice di un percorso frastagliato e burrascoso nel quale si può aver paura di ritrovarsi come non ci si aspetta; un percorso in salita costellato da buche e da ripide scalate. Ma, in fondo, vale la pena correre perdutamente su quella salita per godere del panorama. Raccontare l’adolescenza, oggi significa essere totalmente folli e ingordi di vita. Un progetto ambizioso dispiegato, cautamente e veridicamente, mediante un linguaggio vivido e lucente capace di mostrare le sfumature della complessità.  Sono i picchi, gli incontri ad essere l’anima di questa corsa ad ostacoli che viene narrata con un filo di voce tendente, a tratti, a spasmi dolenti e mutilanti.

Siamo nel profondo Sud, carico di affascinanti misteri e incrollabili difetti. Una culla dorata, attorniata di tarli e spine. Luigi affronta i suoi turbamenti adolescenziali, erotici e sessuali, mentre la società si va disgregando. C’è un mondo che urla diritti che non vengono conferiti, equamente, in quella terra odiata e amata dal protagonista. Un Paese che è Territorio, capeggiato da patriarchi. Eppure, qualcosa, bolle furente nel suo rossore nel grande calderone delle evoluzioni storiche: il consumismo di massa è il richiamo della sirena ammaliatrice alla quale, il giovane Luigi, non può sottrarsi. Eppure, in questa follia di eccessi e picchi, resta il tempo per concedersi alla bellezza. Resta il tempo per scoprire i valori autentici che lo tengono in vita e che lo tramutano da “giovinetto” in uomo con le sue festanti debolezze.

Un romanzo che racconta, così ingordamente, il mistero della crescita; è un romanzo da assaporare e vivere. Un testo capace di farci tornare a quei desideri primogeniti, a quelle brutte scalinate, che ci ricorda d’essere in tempo per realizzare quello che abbiamo lasciato in stand-by.

Ho trovato questo racconto ben scritto. Non capita spesso… Perciò, trovare testi come questo, aiutano a incentivare l’editoria buona. Quella capace di scovare la storia e la penna giusta che canta il mondo nella maniera più scanzonata e ti segna.

Questa è tutta la sua potenza: è una corsa nel tempo, una follia genuina che segna le tappe di tutti ma racconta quel “qualcosa” che nessuno vede di noi. Ed è così che vi ritroverete innamorati della vostra immagine riflessa e amerete ritornare sui vostri vecchi imperativi categorici.

Ma cosa resta, allora?

Resta la bellezza di essere scompigliati da un romanzo indirizzato a ragazzi e a uomini maturi. A gente capace e caparbia, invogliata a sospendere i conti delle quotidiane routine per sviluppare le ragnatele che si sono sedimentate nei cassetti chiusi dei nostri “ieri”. Perciò, scegliete di fare un tuffo nel passato!

Questo romanzo vi aspetta con un sorriso birichino e irriverente.

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