JENNY LA SECCA

RECENSIONE A CURA DI ROSA ELENIA STRAVATOclaudia-lamma-jenny-la-secca-terrarossa-edizioni-terra-rossa-collane-fondanti-sperimentali-gravina-in-puglia-copertina

Quanto conoscete i vostri amici di sempre?

Siete convinti che, qualora mancaste per molto tempo, questi resterebbero gli stessi di sempre?

Claudia Lamma ha raccontato una storia particolare, una di quelle che innestano dubbi impensabili. Una di quelle che rappresentano quei “pensieri scomodi” che vorreste evitare e che, malgrado tutto, vi interessa sciogliere e conoscere.

Un romanzo a tratti surreale, eppure, fin troppo concreto.

Edito da TerraRossa Edizioni, racconta di un ritorno. Uno di quei ritorni che, probabilmente, sogni da che sei partito. Uno di quelli che, dovrebbero essere ricordati per la loro disarmante dolcezza. Questo, però, non è il caso. Trip è tornato, finalmente,  dai suoi amici e si ritrova legato a una sedia.

No, nessuna sorpresa.

Come un perfetto fuggiasco agguantato dal suo carnefice si ritrova inchiodato ad una sedia squallida con una gamba rotta e un occhio nero. Un ritorno con il botto. Un botto assordante e abbastanza invasivo, si direbbe. Trip comprende che ciò che ha lasciato non potrà essere, agevolmente, ritrovato. Quelli che ha, da sempre, ritenuto “gli stessi amici” hanno dovuto tirare a campare in una maniera troppo lontana dalle promesse del passato. Ognuno dei suoi amici ha dovuto, per realizzarsi, scendere a patti con la coscienza e la dignità. Scelte sofferte, difficilissime, eppure non commiserabili. Scelte che hanno il profumo della condanna e del finale peggiore di una storia; Trip sembra averlo capito sin dal suo risveglio ma ha paura di ciò che annusa.

Criminali.

Criminali irruenti immischiati in un progetto clamoroso che promette tempesta e tumulto. Ma qualcuno manca. Qualcuno è scappato e non ha voluto lasciare traccia. No, nessun potere salvifico di una coscienza opaca: Jenny è senza scrupoli, una megera calcolatrice che riesce ad essere condanna dei più arguti criminali.

Ed è così che, l’autrice, ci consegna una storia che si compiace dello sgretolamento delle certezze. Sono castelli di sabbia lucente che si sgretolano al minimo sussulto della marea. Una storia sbagliata nella quale, causalmente, il ritorno ha la consapevolezza dell’amarezza. Penso che, il punto di forza di questo romanzo siano i dialoghi: è come se i personaggi riuscissero a vivere dinnanzi a noi. Vediamo questo gruppo compatto avere delle ragioni catastrofiche che rendono le loro argomentazioni discutibili, abbastanza razionali: il passato si specchia, sporcandosi, nel presente. E non ci sono lirismi né monotonie: la storia avanza cadenzata dal profumo di un’adrenalina eccitante.

E nel costante pensiero a ciò che si era s’afferma l’illusione di ciò che si potrebbe essere.

Un romanzo iconico, agguerrito, pungente.

Un romanzo che ama la sorpresa, quella più pericolosa e ammutolente.

 

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