La rosa più rossa si schiude

RECENSIONE DI ROSA ELENIA STRAVATO

Liv Strömquist è un’autrice originale. Una di quelle autrici capaci di farti sorridere e portarti alla riflessione con una naturalezza assoluta. Sarà come dialogare con lei in questo che si presenta come un pensiero critico posto in maniera assertiva.

Tutto parte da una banalissima constatazione, una di quelle che si fanno apertamente al bar con un’amico. Una di quelle banalità che portano il fardello del peso della nostra contemporaneità. L’opera, edita da Fandango, è evanescente.

Ben scritta e scorrevole si pone come un dialogo ideale con le nostre curiosità che, spesso, attestano vizietti di forma della routine: innamorarsi è sempre più raro. La constatazione non s’aspetta una smentita! Così l’autrice ci racconta le dicotomie che si manifestano in maniera discontinua e raggiante nella vita di chiunque. Il sentimento più cantato e celebrato è messo sotto processo da una realtà scanzonata, umoristica ma mai banale.

Da Leonardo Di Capri, capire leggendo il perché del riferimento, l’autrice attraversa le principali teorie avanzate dai numerosi psicologi, sociologi e filosofi. Tra le tante “illustrazioni possibili” compaiono le varie colpe: il grande estremo narcisismo; le scelte razionali; il distacco emotivo (ormai non più soltanto maschile) che porta al nostro bisogno imprescindibile di autonomia, al voler a ogni costo sfuggire dalla sofferenza delle relazioni amorose. Relazioni, però, che ci rendono umani.

La sagra della contraddizione, ecco il piano architettato per stendere questo romanzetto; una commedia brillante in cui prendono parte: Socrate, Samantha di Sex and the City, il Piccolo Principe, Beyoncé, Teseo fino alla poetessa americana Hilda Doolittle, autrice della poesia La rosa più rossa si schiude.

In questa baruffa coloratissima sarà impossibile non trovare delle affinità con ciò che siamo: perché il molteplice diventa coloritamente universale in un valzer d’anime rallegrate dalla stupida razionalità che anteponiamo al nostro bene.

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