Il giovane Nietzsche – Pensoso me ne sto fra carte scritte e meditate

RECENSIONE A CURA DI ROSA ELENIA STRAVATO

Virginia Varriale ci racconta un filosofo con il trasporto e l’enfasi di una perfetta adepta.Ci racconta le stanze di un uomo complesso, contorto e inarrivabile per i più; qualcuno, certamente, lo ha odiato e ripudiato ma oggi… Grazie ad una penna compatta, scorrevole e suadente, Nietzsche è qui.

Una personalità così incandescente che, qualsiasi etichetta, romperebbe l’equilibrio instabile dei suoi passi immortali: membro indipendente una stirpe di pastori protestanti. Un vero e proprio reazionario monarchico, precettore alla corte di Altenburg.

Il testo, pubblicato da Kmerik Edizioni, è un appello alla fame di filosofia. Una disciplina che va oltre l’ambito didattico e di cui, a mio avviso, l’autrice ci lascia un “quid” che parla di necessità cosmica: dove si chiudono frontiere, ci si appiattisce all’opinione media e comune; Virginia ci porta a mediare sul pensiero libero e coraggioso.

Piuttosto che un saggio, la definirei una biografia appassionata nella quale incontriamo un giovane eccezionale, una di quelle personalità che fermerebbero il traffico e catturerebbero le attenzioni più remote: è un giovane brillante che adora l’arte al punto di abituarsi a pensare in latino o in greco per meglio leggere la saggezza degli avi antichi.

“Diventa ciò che sei” è il faro a cui tende tutta la sua esistenza: burbero, irrazionale, inconcepibile ma anche introverso, irruente e fedele a sé stesso. Una simpatia avvolta in un bagliore di acidità che confermerebbe il suo incessante desiderio di camminare per comprendere, osservare, annusare ciò che gli occhi potevano raccontare.
Frammenti di vita e pensiero costituisce il primo passo che ripropone al lettore delle lettere scritte dal 1850 al 1869 in cui vi è il Nietzsche da studente liceale che diviene professore ordinario di Filologia classica di Basilea. Un passaggio a tratti intimo e a tratti spudorato, un incontro che stupisce per lo splendore di un desiderio unico: la conoscenza. Ecce Nietzsche, costituisce la parte seconda di un viaggio tortuoso, dove Fritz parla in prima persona rivelando pensieri, gesti quotidiani, dubbi e ambizioni. Qui si trova il punto più alto di una intimità che lascia spazio al cuore. Un cuore che pareva non esistere, o che forse era raggelato con le ideologie troppo fuori dal coro.

Un testo che rende visibile la necessità di filosofare, un testo che indirizzo a chi non conosce la filosofia ma utilizza la parola “filosofo” in maniera impropria. Ritengo che, il lavoro svolto dall’autrice, sia molto valido e possa essere uno strumento d’incontro e confronto. Un contatto diretto con una conoscenza che riporta l’ego a ragionare su di sé.

Appassionante, volubile, ineccepibile.

Un buon libro con cui scegliere di passare del tempo e dar sfogo alla pura curiosità. 

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