NAPOLI MILIONARIA!

Recensione per EinsteinJournal

NAPOLI MILIONARIA

Totò ed Eduardo De Filippo: due giganti in un capolavoro

L’Italia possiede un patrimonio cinematografico incantevole. Eppure, alle nuove generazioni, accade più spesso di andare a vedere al cinema opere straniere. Perchè? Mah. Ci saranno milioni di motivazioni ma più spesso si considera la “storia del cinema” come qualcosa di non italiano. Perciò, in questo sabato piovoso, m’è balenata l’idea di parlare di un capolavoro made in Italy.

La materia storica, gli attori indimenticabili, la magia del bianco e nero. No, ma che desueti! Questa storia è la nostra bella Italietta che passeggia con due luminari, due filosofi del mondo.

Napoli Milionaria è una finestra sul tempo che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, è la storia che non vogliamo studiare ma che ci ha messo al mondo. Un racconto deciso, irriverente, impetuoso e poco standardizzato. Un pezzo d’epoca che è giusto conoscere.

Un’eccezionale reperto, necessario, fondamentale.

Presentato a Cannes nel 1951, Napoli Milionaria è un film diretto ed interpretato da Eduardo De Filippo nel 1950. Il film nasce sulla base del testo teatrale, firmato da Eduardo e subisce alcuni cambiamenti nella tessitura delle azioni e dei personaggi. Quando nel settembre 1950 fu proiettato in Italia, il film si rivelò come un successo di pubblico e di critica. Venne però accusato da alcuni settori politici, che trovarono eco sui giornali, di avere diffamato Napoli e il suo popolo. La trama è uno stralcio crudo di una Napoli del dopoguerra. Eduardo, seppe, con la solita nonchalance difendere il suo capolavoro. De Filippo, modella e sviluppa la storia attorno al nucleo centrale patetico, quasi tragico: la bambina del protagonista rischia di morire; Napoli resta fedele a sé e ci presenta un parterre di  personaggi e avvenimenti coloriti, frizzanti ma pungenti. Accanto ad Eduardo, nel film, troviamo: Delia Scala, Titina De Filippo, Totò, Sandro Ruffini, Mario Soldati e Laura Gore. Il personaggio di Totò, Pasquale Miele, non esisteva nella commedia ma fu creato apposta per il film e gli  fu affidata la scena del finto morto. La commedia venne composta nel giro di poche settimane e fu messa in scena per la prima volta il 15 marzo 1945 al Teatro  San Carlo a Napoli. Come tutte le commedie di De Filippo anche questa fu rappresentata in molti paesi europei, ma la rappresentazione forse più importante fu quella di Londra nel 1972. La commedia divenne inoltre un dramma lirico in tre atti, con libretto di Eduardo De Filippo e musiche di Nino Rota, che debuttò il 22 giugno 1977 al Festival dei Due Mondi di Spoleto.Dalla commedia è rimasta celebre la frase entrata nell’uso comune «Ha da passa’ ‘a nuttata». Amedeo, il ladro di automobili, nella commedia si redime tornando onestamente al suo lavoro, ma nel film invece finisce in carcere, dal quale uscirà filocomunista, e Peppe o’cricco verrà ucciso per resistenza all’arresto;  nella commedia Rituccia, la figlia minore di Gennaro e Amalia, pur avendo un ruolo chiave nella vicenda, viene solo nominata; nel film invece è presente e si vede in varie scene. Eduardo crea molte situazioni e personaggi assenti nella commedia, e cita criticamente episodi di denuncia sociale tipici dell’epoca come il contrabbando, la prostituzione e  i figli della guerra.