BINARI

RECENSIONE A CURA DI ROSA ELENIA STRAVATO

Monica Pezzella è un’autrice iconica, indimenticabile. Una di quelle penne che, difficilmente, puoi emulare o evocare. Una penna intelligente, vivida, piena di bellezza. Una personalità, una scrittura tempestosa e furente. Senza fronzoli, disincantata ed avvolgente; questo libro è per quelle persone che hanno voglia di esternare il mondo al mondo. Quelle che la mattina si svegliano ponte per vivere tutto ciò che viene con parsimoniosa leggerezza e senza alcuna traccia di super conoscenze. Una storia avvolgente e dinamica che spopola in quelle creatività che non si concedono pace, che emergono prepotenti e sovvertono le consuetudini. Un testo audace, simbolico e iconico.

Amerete perdervi nella sfrontatezza di un gioco nel quale v’imbatterete in maniera non consapevole: sarete voi, infatti, vittime delle parole e artefici di una trama che fluttua in un incessante movimento di emozioni che conoscono limiti e canoni. Il protagonista di questa storia disincantata è Marcel. Marcel ama la simmetria. Una persona che vive nella certezza che, tutto, per essere organico debba avere una simmetria. Ama le cattedrali, così maestose e perfette. Così capaci di evocare la perfezione e di contenere la magia della storia e dell’ignoto. Così piene da non lasciare spazi vuoti ma solo sospiri di contemplazione. Ma la vita di Marcel non è simmetrica e sembra, piuttosto, una vecchia e decadente banchina in una stazione fantasma dei treni. Una di quelle che nei western farebbero da scenografia ideale agli ultimi atti di un confronto a fuoco.

Ma nelle fratture, spesso, s’addensa la luce ed è così che il frammentario mondo screpolato e bistrattato assume una traiettoria inconsueta, avvolgente che ha il nome di Ale. Così il gusto della perfezione, dell’armonia simmetrica diventa il suono della risata e della felicità: quali sconosciute per l’uomo inquadrato di un tempo. Le asticelle delle priorità si spostano in un valzer avvolgente di suoni stonati che non conoscono un ordinato rigore. La storia dell’esistenza come trasgressione ad una simmetria, l’avventura dell’universo che erompe dalla rottura di un ordine; ecco! Così diventa il nuovo capitolo della vita de nostro protagonista. Noi lettori assistiamo ad una metamorfosi incompiuta laddove a cambiare è il punto di vista e noi siamo guidati, in maniera privilegiata, nella corsa verso lo stupore.

Va detto che il paradigma dell’autore è l’idea che la perfezione sia un’ingrediente sterile, mentre l’imperfezione è una ricetta imprevedibile gravida di possibilità; almeno è ciò che ho letto io analizzando curiosamente questo romanzo. apologia di un’imperfezione cosmica da cui esplode un’esuberanza di forme di vita. Una cosmogonia all’insegna di svolte, imprevisti, deviazioni minime che hanno conseguenze strabilianti. In un gioco di specchi infranti e di linee spezzate, si presenta un percorso di scoperta inesauribile. Una bella lettura che insegna come l’armonia sia semplicemente un punto di vista e come sia bello cullarsi nella certezza dell’infinito irrisolto.

Il testo è edito da Terra Rossa Edizioni che, a mio avviso, ha un fiuto particolare per le storie inconsuete. Una buona casa editrice che, spesso, mi ha regalato letture instabili. Letture che hanno cambiato il modo di approcciarmi ad un testo ed hanno spronato la mia curiosità. Esempio di ciò è questo romanzo. Ricevuto da un’amica mi raccontava, dal titolo, un qualcosa di assolutamente asettico. Poi, sin dalle prime battute, ho capito che c’era altro da vivere. E così il testo è diventato il preludio di un’opera che, difficilmente, conoscerà picchi d’ombra. Lo consiglio a voi che non volete lasciarvi attraversare dalle circostanze, ai fantastici temerari, a chi ha visto la pandemia con gli occhi ed ha voglia di ristabilirsi nella società. Un libro che nasce da fratture c’insegna, sempre, che esiste il limite ma che siamo noi a doverlo cambiare, spostare e sfidare.

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