LA CASA DELLE MADRI

RECENSIONE A CURA DI ROSA ELENIA STRAVATO

Ho scoperto questo libro pensando ad Ibsen, al suo creare situazioni di “stasi emotiva caustica”. Al suo delineare lo stress empatico in situazioni che, sia pur reali, sembrano esser tratte dall’assurdo. L’ho scelto pensando a questo background.

Il romanzo di Daniele Petruccioli è edito da TerraRossa Edizioni ed è un testo dalla natura multipla: può esser letto come grido corale oppure come autoanalisi. Un romanzo imponente per la sua scrittura moderna ma a tratti austera e piena di analisi critica. C’è il taglio giornalistico in alcuni passi, quel tipo di giornalismo che non si dona spiegazioni blande bensì si compiace della “curiositas” e della sapienza della giusta analisi.

Al centro della narrazione vi è la famiglia posta come agglomerato di sensazioni e tendenze perennemente in bilico, come la prua di una nave nel bel mezzo di un naufragio. La famiglia che muta i suoi connotati con il passare delle perturbazioni cosmiche alle quali vengono sottomessi gli umori dei suoi concubini. Ernesto e Elia sono gemelli che percorrono la vita come fossero ingarbugliati in un filo che dona spago alla libertà ma non spezza mai il legame. Sarabanda e Speedy, sono due genitori affranti e stanchi. In perenne lotta tra contrasti emotivi: non riescono a trovare quel trait d’union che possa avvicinarli in maniera totalizzante o allontanarli in maniera definitiva.

Nel cuore di un dramma familiare che lavora sulle psicologie di personaggi che sembrano abitare quelle spaccature di cui tutte le vite son caratterizzate: c’è del dramma borghese. Un dramma che si nutre della complessità odierna, che non si lascia attraversare dai sentimenti bensì dalla voglia di autodefinirsi nel mondo.

La casa delle madri deve molto allo scenario poetico del norvegese Ibsen poiché lo rammenta in quelle peculiarità eccezionali: la sostanza dell’arte ibseniana si esprime nel dissidio tra l’ideale e la realtà, con una continua polemica nei confronti della società e delle sue ipocrisie. Nell’opera di Petruccioli, la critica è sottesa ma presente e si rende preponderante negli attimi di “non slancio” dei suoi personaggi. Se in Ibsen domina un fondamentale pessimismo in cui il travaglio delle anime è scrutato con impietosa acutezza; qui vi è il bagliore della speranza che non abbandona le vite dei suoi attori.

Un romanzo delicato per la sua portata che va letto in punta di piedi, che va scoperto e annusato con dedizione somma. Una storia che promette d’esser raccontata mediante gli sbalzi d’umore che ci attraversano quotidianamente.

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